Piccole Donne #classicidaleggere

13 Ottobre 2013
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“Natale non è Natale senza regali”, si lamentò Jo, sdraiata sulla coperta.

“È così spiacevole essere poveri!” sospirò Meg, abbassando lo sguardo sul suo vecchio vestito.

“Non è giusto che alcune bambine possano avere tutto ciò che desiderano e altre non abbiano niente”, aggiunse la piccola Amy, tirando su con il naso con aria offesa.

“Ma abbiamo il papà e la mamma, e la compagnia una dell’altra”, disse Beth compiaciuta dal suo angolo.

 

 

 

 

 

 

Louisa May Alcott era, nella mia mente bambina, una eroina, perchè aveva creato le mie adorate sorelle March. Schermata 2013-10-11 a 20.54.19

Jo, la ribelle, Meg, la sorella maggiore, Amy, piccola e vanitosa e Beth, la musicista timida.

Pensavo e ancora adesso ne sono convinta, che essere 4 sorelle fosse una incredibile fortuna.

Vivevo con loro le loro storie: i regali di Natale restituiti per far trovare alla mamma qualcosa sotto l’albero, le recite, la scoperta dei vicini Laurence, il pianoforte di Beth, la vanità di Amy, che mette una molletta al naso di notte per farlo diventare un naso greco.

L’umiliazione di andare ad un ballo dividendosi un paio di guanti. La paura di crescere e di perdere l’incanto.

La mia preferita è sempre stata Jo. Che giocava come un maschio, non si sarebbe mai voluta sposare, per conservare la propria indipendenza e che si nascondeva in soffitta per scrivere.

Desideravo una soffitta e cominciai a scrivere delle storie e dei diari.

Io ero Jo.

Jo che rifiutava la strada banale, ovvero quella di sposare l’amico fraterno Laurie (lessi che questa scelta fece scalpore all’epoca, quando il romanzo venne pubblicato in 2 volumi a distanza di tempo).

Jo che va vivere da sola, in una pensioncina, e cerca di vivere scrivendo.

Solo una volta ottenuto un successo letterario, sposerà un professore di filosofia tedesco, un uomo capace di amarla senza pretendere di cambiarla.

In Piccole Donne le figure maschili sono marginali e distanti. Un padre lontano, cappellano durante la guerra di secessione, il giovane, debole Laurie Laurence e John Brook, il posato marito di Meg.

La famiglia è matriarcale, e la famiglia stessa è il fulcro della società.

La Alcott propone così un nuovo modello di donna.

Del resto in Jo mise molto di se stessa, del proprio anticonformismo.
Luisa May Alcott aveva delle sorelle e lavorava per vivere, cosa che per una donna un tempo non era considerato decoroso. Era favorevole al suffragio universale.

Inoltre so che la Alcott ha scritto dei racconti del mistero sotto un altro pseudonimo (come fa Jo nella finzione narrativa): pensate quanto fosse moderna!

Io credo che sia stato grazie a Piccole donne che ho cominciato a prendere come modello ideale quello di una donna indipendente.

Quando, anni dopo aver letto Piccole donne e dopo la laurea in Medicina, sono andata a vivere da sola, ho dovuto abbastanza battagliare con i miei per far comprendere loro la mia scelta.

Figuriamoci nei primi del ‘900 cosa volesse dire parlare di parità dei sessi!

Conosco bene i libri che la Alcott scrisse come seguito a Little Women: ‘Piccole Donne Crescono’, in cui la piccola Beth (preparate i fazzoletti!), ‘Piccoli Uomini’, in cui Jo apre un collegio per giovani privi di mezzi e li aiuta a raggiungere i loro obiettivi, così come sua madre aveva fatto con lei; infine ‘i figli di Jo’, l’epilogo.

‘Una ragazza fuori moda’ invece, è una opera la cui protagonista è una ragazza povera di mezzi ma ricca di spirito e di risorse interiori, tali da farla amare dai suoi partenti ricchi viziati e fragili, fino a divenire il loro unico sostegno (per la serie i soldi, da soli, non possono costituire l’unico merito di una persona).

‘Little Women’ è considerato letteratura per l’infanzia, io da bambina ho letto i libri che erano di mia madre, che me li consegnò come se fossero un tesoro segreto.

Quando, molti anni dopo, ho riletto tutti i romanzi delle piccole donne nella bella edizione di Einaudi, mi sono nuovamente commossa nel momento in cui Jo confida alla madre di aver paura di perdere Meg, che sta per sposarsi e ho riso ancora con le 4sorelle, mentre giocano ad entrare in un romanzo di Dickens.
Credo che sia limitante definirla solo lettura per i più piccoli!
Quello che mi ha insegnato la Alcott è che con l’amore e la fiducia in noi stesse, con la dignità del lavoro, possiamo realizzare i nostri obiettivi.

Ed è grazie a donne come la Alcott che, adesso, possiamo esprimere davvero noi stesse, nonostante tutti gli ostacoli che ogni giorno ci mettono davanti.

Dimostrando che le piccole donne adesso sono diventate grandi.

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6 Comments

  • Reply ladynikita 13 Ottobre 2013 at 9:32

    Grazie per lo splendido tuffo nel passato, ho assaporato e condiviso ogni singola parola da te scritta! <3 "Piccole donne" è stato il primo libro che io abbia mai acquistato (a 7 anni, da dei venditori ambulanti fuori scuola con i soldi della merenda) e letto e riletto con immenso piacere… leggerlo era per me come vivere in una dimensione parallela… Anche per me Jo è stata fonte d'ispirazione, visto che anch'io sono stata maschiaccia quanto lei, convinta dell'idea che fosse meglio non sposarsi e che l'indipendenza fosse un bene da perseguire e tutelare… Anch'io, pur senza un lavoro stabile, ho scelto di andare a vivere da sola, tra mille critiche e musi lunghi (ed era il 2011, non il 1800!!!)… Ora però, che un po' mi sono rammollita (sarà la vecchiaia che avanza! XD ), confesso che non mi dispiacerebbe affatto un epilogo come il suo, con una marmaglia di bambini a riempirmi la vita! <3 Sono convinta che ogni bambina dovrebbe leggere questo libro almeno una volta nella vita (e per questo sarà il primo libro che regalerò a mia nipote!) Grazie ancora per questo piacevole inizio di giornata 😉

    • Reply claudia 13 Ottobre 2013 at 12:41

      So che anche tu hai fatto delle scelte importanti e un po’ controcorrente e’ bello vedere che poi le radici sono le stesse. Sono certa che la Alcott sarebbe felice di essere una ispirazione nella vita di tante giovani donne !!

  • Reply Dina 13 Ottobre 2013 at 11:33

    Dopo aver letto questo articolo non so davvero da dove incominciare per descrivere le emozioni che ha suscitato in me! Ricordo il volume Piccole donne rilegato in tela rossa con le scritte dorate gelosamente custodito nel cassetto del comodino della mia stanza di ragazza. Il mio libro Piccole donne crescono aveva alcune illustrazioni così potevo dare un volto alle mie adorate protagoniste. Non so quante volte li ho letti,ma certamente tante oltre ad aver visto ripetutamente i film tratti dai due romanzi,anzi una volta ho voluto andare a cinema con mia madre,noi due da sole,per condividere con lei il racconto della vita di questi personaggi che attaverso le loro vicende mi hanno trasmesso valori tanto fondamentali per la mia crescita. Anche la mia preferita era Jo,anche se penso che crescendo manteniamo le nostre caratteristiche principali ma diventiamo anche un po’ Meg.Beth ed Amy perché nell’insieme loro quattro rappresentano tutto il meraviglioso universo di noi donne! <3

    • Reply claudia 13 Ottobre 2013 at 12:27

      sono contenta ero certa che lo avessi letto. Certi sentimenti ed emozioni attraversano identici il tempo e lo spazio. E’ vero in fondo che le 4 sorelline fanno tutte parte di noi

  • Reply tizy1289 15 Ottobre 2013 at 19:48

    Mi hai fatto venire voglia di rileggere questo classico, l’ho letto tanti anni fa, alle elementari, e confesso di non averlo apprezzato appieno.
    E’ meravigliosa la tua passione per la Alcott, traspira da ogni riga. Alla fine del post ho pensato “da domani mi rimetto a leggere Piccole Donne”! Ah, la magia dei lettori..=)

    • Reply claudia 15 Ottobre 2013 at 21:00

      posso solo suggerirti di riprovare a leggerlo nella versione integrale. è davvero appassionante ed ispirante <3

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