Purity, di J Franzen e Tutti i racconti, di Flannery O’Connor

11 Settembre 2016

Purity di Jonathan Franzen è il miglior romanzo che ho letto nel 2016

-Oh micetta, come sono contenta di sentire la tua voce, - disse la madre della ragazza al telefono. -Il corpo mi tradisce di nuovo. A volte penso che la mia vita sia solo una lunga serie di tradimenti corporali. - Non è così per tutti? - disse la ragazza, Pip.

Oh micetta, come sono contenta di sentire la tua voce, – disse la madre della ragazza al telefono. -Il corpo mi tradisce di nuovo. A volte penso che la mia vita sia solo una lunga serie di tradimenti corporali. Non è così per tutti? – disse la ragazza, Pip.

Franzen ha scritto un capolavoro.

Un romanzo corale, in cui le diverse voci interiori dei protagonisti contribuiscono a creare una realistica, crudele e malinconica rappresentazione della società moderna.

Il nucleo del romanzo è di sapore Dickensiano. Non a caso la protagonista, Purity, viene chiamata con il vezzeggiativo di Pip.

Anche la nostra Pip ha ‘grandi speranze’: pagarsi i debiti universitari e scoprire chi sia il proprio padre. Da questa esigenza parte il racconto. Il viaggio di Pip la porterà lontano, sia geograficamente (dagli States alla Bolivia), sia all’interno di sé (troverà una nuova fiducia in se stessa e smetterà di cercarla in relazioni fallimentari), sia nel passato (la storia della sua famiglia).

Se Pip è lo spirito giovane del racconto, gli adulti che la circondano sono tutti inevitabilmente dei falliti, che,  pur mossi da nobili intenzioni (cambiare il mondo, ognuno a proprio modo), riescono solo ad autodistruggersi e a ferire chi li circonda. A partire da sua madre.. 

 Nel sistema economico di sua madre, lei era una banca troppo grande per poter fallire, un’impiegata troppo indispensabile per poter essere licenziata per cattiva condotta. Anche alcuni suoi amici di Oakland avevano genitori problematici, ma riuscivano comunque a parlarci tutti i giorni senza eccessive manifestazioni di stranezza, perché persino i più problematici avevano risorse che non si limitavano al loro unico discendente. Nel mondo di sua madre, invece, esisteva solo Pip.

.. passando poi per Andreas, un narcisista psicotico e i due giornalisti Tom e Leila, che vorrebbero essere per lei, senza successo, un surrogato familiare.

Come nelle ‘Correzioni’, Franzen sembra suggerire che la ricerca ostinata della perfezione, il rincorrere ideali irraggiungibili siano vicoli ciechi.

Possiamo noi salvare il mondo? Sembra di no, però possiamo, con piccoli gesti, prenderci cura di chi ci circonda.

Al mondo non servono eroi, ma persone capaci autenticamente di amare e di bastare a se stesse, persone che evitano di impantanarsi in relazioni distruttive.

Non conta tanto la purezza, purity, imposta dal narcisismo e dal giustizialismo del mondo moderno, ma una essenziale purezza interiore, che non può fare vanto di sé.

Quanto alla scrittura di Franzen, la sua tecnica narrativa è di cristallina bellezza. Accurato nella ricerca lessicale, coraggioso nel chiedere aiuto ai 5 sensi per le sue descrizioni. Il lettore non solo potrà guardare e ascoltare, ma avrà la sensazione di toccare, di gustare certe lacrime, certe asperità del terreno, di annusare i fiori della giungla. 

Assieme a DF Wallace, il miglior scrittore americano moderno (si, l’ho detto, con buona pace di J Roth).

 

flannery o'connor

Flannery O’Connor

Altra opera degna di nota, ma per motivi diversi, la raccolta dei racconti di Flannery o’ Connor.

Pensavo come commentarla senza essere irrispettosa, visto che Flannery o’Connor ha impiegato una vita per sviluppare una poetica del tutto personale e unica! Sono racconti che lasciano senza fiato, perché ogni personaggio mi sembra solo, come se fosse impossibile al mondo comunicare e amare davvero gli altri. E’ davvero la lotta fra bene e male sintetizzata in una manciata di pagine.. E ogni volta ho sperato che vincesse il bene, per finire delusa.

 

Quello che mi ha fatto impazzire è che, solo un’ora dopo aver finito la raccolta, leggevo una delle biografie di Bruce Springsteen e … Lui ha scritto l’album Nebraska dopo aver letto i racconti della o’Connor, commentandolo così :

Flannery e’ arrivata al cuore di una certa malvagità , che era al centro dei suoi racconti, un buco lasciato lì, un buco che tutti hanno dentro []. Conosceva il peccato originale e sapeva come farne il nocciolo di un racconto. (Da ‘Bruce tutte le canzoni’ pagina 124).

Se avete voglia di guardare alla realtà degli Stati Uniti del Sud da un’altra prospettiva, questi racconti vi segneranno. Attenzione, maneggiare con cautela, è una scrittura che fa male fisico.

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